top of page

“Piramidi e cattedrali, torri Eiffel e grattasmog giapponesi sembreranno minuscoli souvenir per turisti, quando sorgerà il Grande Chiodo.”

Così nel 1998, anno d’inizio della costruzione, l’architetto Mike Megalos aveva presentato la sua opera. Il progetto iniziale prevedeva un edificio alto milleseicento metri, che avrebbe retto sulla cima una capocchia di duecento metri di diametro, capace di ospitare un campo di calcio. Ma a metà dei lavori ci sì accorse che bisognava ridimensionare tutto, perché il gigante aveva preso a ondeggiare pericolosamente.

Il Grande Chiodo si era quindi fermato, all’altezza di milleduecento metri.

Sì era molto discusso inizialmente sulla forma da dare all’edificio. Alcuni avrebbero preferito una gigantesca croce, o una super-madonnona che piangesse in continuazione zampilli su tutta la città. C’era persino chi, in ossequio alle tradizioni popolari di Tristalia, aveva presentato il progetto di un enorme fascio di spaghetti affiorante da un lago artificiale.

Infine aveva prevalso il progetto di Megalos, per tre ragioni. La prima era che la forma a chiodo era logisticamente la più adatta: nell’ampia capocchia era stato installato il supercomputer Zentrum con i suoi trecento addetti, oltre a sale di riunione, ristoranti e auditorium. L’alta mole permetteva un’ottima sicurezza, garantita da ascensori blindati, schermi radar, elicotteri corazzati sul tetto, e batterie antiaeree.

La seconda ragione era propagandistica, come aveva stabilito un’apposita commissione di psicologi, pubblicitari, massmediologi e subliminalisti. Il chiodo è indice di stabilità, di forza, di tenuta contro l’anarchia. Il Grande Chiodo tiene fermo il paese. Togliendolo (questo era il messaggio) il paese potrebbe andare in pezzi.

[...]

Non per niente il logo della più importante televisione del paese era una Esse, traversata da un chiodo, e sul tetto dell’edificio erano installati i ricevitori più potenti, anche se non c’erano studi televisivi. La ragione, (che però non veniva troppo pubblicizzata), era il grande rollìo e beccheggio avvertibile dentro al Chiodo nelle giornate di vento, motivo per cui gli addetti dovevano imbottirsi di pastiglie contro il mal di mare e, sovente, nei ristoranti scoppiavano scene di vomito collettivo oceaniche. Ma salire in cima al Chiodo valeva bene qualche sacrificio.

Eppure quel giorno, nella sala del controllo demodossametrico, il direttore del Zentrum, Abakuk, e il presidente dei Ricchi Fatti da Soli, Previtali, si chiedevano se non sarebbe stato meglio fare colazione a pianterreno.

I due erano legati con cinture di sicurezza alle poltrone, sul tavolo tutto era inchiodato, ma le oscillazioni causavano vari problemi. Abakuk cercava di mettersi in bocca una forchettata di spaghetti che tendeva a sfuggirgli dimenandosi a destra e a sinistra come un gonnellino hawaiano. Previtali tentava di bere, ma nel suo bicchiere c’era forza sette, e per giunta dal vassoio centrale un uovo alla coque ruppe gli ormeggi e lo centrò in piena faccia.

- Funzionano o no questi maledetti stabilizzatori? - gridò rosso d’ira e di tuorlo.

- Quando il vento è così forte c’è poco da fare - disse Abakuk, mentre gli spaghetti gli schiaffeggiavano la faccia. - Forse è meglio smettere di mangiare e guardare il notiziario.

- Va bene - disse rassegnato Previtali, cercando di non guardare fuori dalle vetrate, dove la città si muove- va come un mare in burrasca. Cazziò duramente gli agenti della scorta che, gialli come limoni, vomitavano fuori dagli appositi spazi. Uno sciame di stecchi- ni decollò graziosamente picchiettando sui vetri. Lo schermo gigante si accese.

 

da Elianto,

di Stefano Benni, 1996

 

Contro

  • Va a invadere uno spazio urbano consolidato (nella realtà ovvi rischi di deroga ai PRG).

  • Le strutture presistenti potrebbero non essere idonee.

  • Sovraccarica la rete infrastrutturale esistente (strade, fognature...) e gli spazi serventi interni al carcere.

  • Tendendenza ai contro del CARCERE CATTEDRALE.

Pro

  • Non necessita di acquisizione di suolo: possibile realizzazione nei centri abitati.

  • Nelle vecchie strutture in città permette l’adeguamento degli spazi alle attuali necessità della pena.

  • Nessun ostacolo alla vista dei detenuti: minori danni per la salute.

  • Maggiore sicurezza: difficile evasione.

  • Intervento puntuale e più controllabile.

  • Maggiore visibilità: tendenza a CARCERE CATTEDRALE.

AMPLIARE IN ELEVAZIONE

Il sovraffollamento carcerario è in stato di continua emergenza: la creazione di nuovi posti detentivi sembra essere l’unica soluzione presa in considerazione dalle amministrazioni.

L’ampliamento in linea verticale permetterebbe di non dover reperire e acquisire nuovo suolo, generando torri detentive, anche all’interno dei centri storici, ben visibili dalla cittadinanza.

bottom of page